Progetto
Allocco
Con il
contributo del Ente Regionale RomaNatura, la Coop. Climax
in collaborazione con i guardiaparco sta realizzando uno
studio sul sistema trofico dell'allocco
(Strix
aluco) volto alla
conoscenza dei micromammiferi presenti all'interno della
Riserva Naturale dell'Insugherata.
I
MICROMAMMIFERI

Chi sono i micromammiferi?
Perchè Studiarli?
Come
studiarli?
Reportage fotografico
Bibliografia
Chi
sono i
Micromammiferi?
Con
questo termine, che non ha alcuna valenza sistematica o
tassonomica, intendiamo mammiferi di piccole dimensioni,
taglia massima 25-30 cm peso non superiore a 1 kg, che
appartengono a diversi ordini: Primati,
Chirotteri, Insettivori, Macroscelidi, Scandenti,
Marsupiali, Xenartri, Lagomorfi, Roditori e
Carnivori. In
Italia questo termine si restringe a due ordine principali,
gli
Insettivori ed
i
Roditori.In
Italia il primo gruppo comprende le famiglie dei Soricidae
(toporagni, crucidure ecc..) e dei Talpidae (talpa), mentre
il secondo gruppo, molto ben rappresentato dai dati
raccolti sul campo e nelle borre (da qui la correlazione
micromammiferi-piccoli roditori), comprende i Microtidae
(arvicole), Muridae (ratti, topi selvatici ecc.) e Gliridae
(ghiro, quercino)
Differentemente
da quanto è avvenuto in altri paesi europei (Inghilterra,
Germania, Polonia etc.), lo studio dell’ecologia dei
micromammiferi in Italia non è appartenuto alla tradizione
zoologica. Un dato di fatto è che consistenti ricerche di
base condotte su questo gruppo tassonomico sono iniziate
solamente da qualche decennio. Alcuni di questi studi si
sono avvalsi della tecnica della
cattura-marcaggio-ricattura (CMR) (Flowerdew, 1976; Cross,
1998), mediante la quale è possibile ottenere una grande
quantità di dati e di informazioni faunistiche ed
ecologiche, che consentono di effettuare diverse
interpretazioni eco-etologiche riguardanti la dinamica di
popolazione, i rapporti tra le varie comunità, i flussi di
energia negli ecosistemi o le relazione preda-predatore.
L’interesse
che i micromammiferi suscitano nella comunità scientifica è
dato dal duplice ruolo che essi rivestono in senso
applicativo: sia come biondicatori,
data la loro valenza ecologia legata a specifiche
condizioni ambientali, sia come veicoli di
zoonosi
che
possono essere trasmesse all’uomo ed ad altri
animali. Popolazioni di piccoli mammiferi vengono
utilizzate sempre più nell’ambito di ricerche mirate
alla valutazione del danno provocato nell’immissione
nell’ambiente di sostanze inquinanti (Ieradi, 1993).
A ciò si
contrappone d’altro canto il forte impatto che i
roditori hanno sull’economia mondiale ogni anno a
causa delle distruzioni che arrecano alle derrate
alimentari ed alle coltivazioni, con evidente perdita sulla
produzione. Ogni anno in Asia i roditori
“consumano” una quantità di cereali tale da
poter sfamare 200 milioni di persone per un intero anno; in
Africa causano il 15% della perdita del raccolto; in alcune
aree del Sud America i danni procurati alle derrate variano
dal 5% al 90% (Stenseth et
al.,
2003).
In consorzi boschivi, non eccessivamente sfruttati dalle
attività umane, i micromammiferi svolgono ruoli chiave al
loro interno:
I)
disseminando le spore dei funghi ectomicorrizici presenti
sulle radici delle querce; II) nutrendosi di invertebrati,
di semi, e di vegetali;
III) masticando i rami o parti degli alberi contenenti le
galle (Stein, 1990);
IV) rimuovendo, consumando e seppellendo ghiande (Wolff,
1996) ed altri semi (McPherson, 1997);
V) areando ed arricchendo il suolo, mediante le gallerie
(Stein, 1990).
La predazione dei semi e, in talune circostanze, la loro
dispersione conduce all’alterazione della dinamica
delle piante con conseguente cambiamento nella struttura
vegetazionale dei margini forestali (Kollmann et al.,
2002).
Oltre che per il consorzio boschivo, i piccoli mammiferi
ivi residenti, rappresentano una notevole fonte trofica di
tutto rispetto per rapaci, carnivori e rettili.
Quest’ultimi, essendo predatori abituali di
micromammaferi, soprattutto gli appartenenti alla famiglia
Viperidae (Naulleau, 1984), possono rendersi assai utili,
quanto i rapaci notturni, per ottenere informazioni
faunistiche riguardanti i Roditori e gli Insettivori di una
particolare area (Capula et al., 1990).
La pressione esercitata da questi predatori permette
inoltre un controllo sulla densità di queste popolazioni,
visto che la loro biologia prevede una strategia
riproduttiva di tipo “r
”
(Mac Arthur & Wilson, 1967): alcuni studi condotti a
riguardo hanno messo in evidenza l’alta mortalità
negli individui appena nati di alcune specie di piccoli
mammiferi, attribuibile alla predazione da parte dei
serpenti, che riuscirebbero a penetrare agevolmente nelle
tane (Millar et al., 2001).
Lo
studio sul campo di questi piccoli mammiferi può avvenire
principalmente attraverso due metodologie: diretta ed
indirette.
Con il
primo si intendono tutti i metodi di cattura degli
esemplari mediante la collocazione sul campo di apposite
trappole.
Le
trappole si dividono in
live trap (trappola
a vivo) e
snap trap (trappola
a morto).
Le
live trap, come
la LOT (Osvaldo Locasciulli in prep.), hanno un indubbio
vantaggio, rispetto alle snap trap (vedi seguito), poiché
non provocando la morte dell'individuo catturato consentono
una stima numerica della popolazione e permettono anche di
seguirne le dinamiche nel tempo attraverso le tecniche di
cattura-marcaggio-ricattura (CMR, Cross et al., 1998).
Inoltre l’utilizzo di questa tipologia di trappole
permette un monitoraggio simultaneo per più specie presenti
in una determinata area (Flowerdew et
al.,
2004).
Questo tipo di trappole non sono esenti da svantaggi, in
particolar modo gli animali potrebbero abituarsi alle
trappole stesse ed essere ricatturati immediatamente dopo
il loro rilascio. Questo porterebbe l’animale a
trascorrere molto tempo all’interno della trappola,
alterando il naturale uso dello spazio. Inoltre, se le
trappole vengono disposte su un’area limitata, gli
spostamenti su lunghe distanze, che questi animali sono in
alcune circostanze in grado di effettuare, non possono
essere registrati (Brown, 1966).
Le
snap trap invece,
provocano la morte degli animali. Sono da considerarsi più
economiche rispetto alle suddette live traps e sono state
utilizzate per scopi diversi: in Scandinavia sono state
largamente utilizzate nel controllo delle popolazioni di
piccoli mammiferi .
Gli svantaggi di questo tipo di trappole sono diversi.
Spesso si trappolano specie “non-target”. La
morte di un individuo può stimolare una risposta in tutti
gli animali non ancora catturati, portando ad una
disgregazione dell’organizzazione sociale ed a
comportamenti di dispersione. Nel rimuovere un individuo
che detiene un suo determinato territorio, si può creare un
“gap”, il quale potrebbe venire colmato da
altri individui che vi possono subentrare.
I metodi indiretti consistono nell'esame delle
borre, altro
non sono che i resti non digeriti del pasto di un uccello.
Nel caso dei micromammifer i maggiori predatori sono gli
strigiformi, rapacci notturni che annoverano specie quali
civetta, barbagianni, gufo ed allocco. La borra, rigetto di
forma perlopiù cilindrica, contiene ossa, peli, penni ed
altri parti non digerite delle prede. Proprio dall'esame
attento di questi resti, soprattutto dai crani e dalla
dentatura è possibile risalire alle specie predate; ciò
permette di compiere un censimento della popolazione di
micromammiferi e nello stesso tempo ci dà informazioni
utili a comprendere lo spettro trofico del
rapace.
testi ed immagini: Tesi laurea (non pubblicata) di David
Massaroni:
Struttura ecologica di due specie simpatriche,
Apodemus sylvaticus
ed
Apodemus flavicollis,
nella Riserva Regionale Lago di Penne.
Per
maggiori informazioni contattatemi:
06.43.40.94.80 - 329.08.22.160
Brown L.E., 1966 –
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Lond., 18, 111-142.
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Contributo allo studio della microteriofauna di
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mediante analisi del contenuto stomacale di
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