| Paleoantropologia |
|
|
|
INSUGHERATA: SULLE TRACCE DELL'UOMO PRIMITIVO a cura di Stefano Cardarelli Le caratteristiche geomorfologiche del territorio della Riserva Naturale dell’Insugherata sono uniformi: ovunque sono presenti depositi di origine marina, fluviale e lacustre (argille, sabbie e ghiaie) di epoca pliocenica e pleistocenica..... a cui si sovrappongono materiale di origine vulcanica (pozzolane, tufi e tufiti) dovuti all’attività dell’apparato vulcanico Sabatino. Il territorio è interessato dalla presenza di corsi d’acqua, che incidendo i depositi geologici sopra descritti, hanno formato un sistema di colline di forma allungata con sommità pianeggiante e pendii ripidi. Le più antiche testimonianze di frequentazione del nostro territorio, risalgono a circa 300.000 anni fa e si situano in quel periodo definito convenzionalmente Paleolitico inferiore, caratterizzato da un industria litica su schegge lavorate grossolanamente e su ciottoli spesso semplicemente spaccati (l’Homo erectus è il probabile autore delle industrie litiche riferibili al Paleolitico Inferiore e della scoperta del fuoco per uso quotidiano) . Circa 90.000 anni fa ebbe inizio il grande freddo dell’ultima glaciazione, detta di Wurm, da questo momento si fa corrispondere convenzionalmente l’inizio del Paleolitico Medio, la maggioranza dei resti medio paleolitici sono riferibili alla cultura Musteriana (80.000 anni fa), caratterizzata da un industria litica su schegge trasformate in strumenti mediante ritocchi. Generalmente i rinvenimenti musteriani vengono attribuiti all’Homo di neanderthal, così chiamato perché i suoi resti vennero trovati per la prima volta nell’estate del 1856 nella valle di Neander. La presenza di questi strumenti litici nel nostro territorio, sia sparsi su vaste aree che concentrati, può indicare sia delle occupazioni saltuarie che un tipo di presenza più costante in determinati luoghi; l’abbondanza di risorse alimentari e la presenza di materie prime per la fabbricazione di strumenti litici e la vicinanza a corsi d’acqua, sono sicuramente alcuni dei motivi che hanno favorito la scelta dei luoghi dove insediarsi. L’uomo di Neanderthal ci ha lasciato, oltre a numerose industrie litiche, testimonianze di veri riti funebri e di particolari culti.
I Neandertaliani sono vissuti tutto sommato un periodo assai breve, circa 50.000 anni, molto meno di qualsiasi altro tipo di ominide precedente e pure li conosciamo molto bene perché abbiamo numerosi loro resti, ciò è dovuto alla migliore conservazione legata alla abitudine di seppellire i morti. Verso i 35.000 anni, i reperti Neandertaliani svaniscono quasi improvvisamente e come per i dinosauri, subentra una brusca ed inspiegabile fine. Le ipotesi della loro estinzione sono varie e più o meno accreditate, ma in realtà sembra ragionevole pensare che non esista una sola ed unica spiegazione della loro scomparsa ma, probabilmente, un insieme di spiegazioni variabili a seconda del luogo e del momento. Con il paleolitico superiore, a partire da 35.000 anni fa circa, comparve l’Homo sapiens sapiens cioè la specie umana a cui tutti apparteniamo, grazie ad una intelligenza superiore a quella di qualsiasi essere fino ad allora esistito e alla sua multiforme ingegnosità essi giunsero a perfezionare gli oggetti di pietra, affinando le tecniche di lavorazione della selce e superando la fase del semplice scheggiamento, per giungere alla levigazione. Svilupparono molte nuove conoscenze nel campo delle armi da caccia e inventarono l’arco, una scoperta di straordinaria importanza perché consentiva di cacciare con minor pericolo e maggior profitto, procurandosi costantemente il cibo ed aumentando di conseguenza la possibilità di sopravvivenza. L’accresciuta capacità intellettuale portò infine l’Homo sapiens sapiens, circa 30.000 anni fa, a realizzare le prime manifestazioni artistiche della storia umana. Dopo anni di ricerche e di ricognizioni sui vari terreni di Roma e dintorni ogni volta che rinvengo una selce lavorata da un uomo preistorico mi pervade un senso di malinconia per qualcosa che c’è stato ma che adesso non esiste più. Stefano Cardarelli (Testo) David Massaroni (Foto) |








Appunti di Astronomia
a cura di Sergio Vetta




