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Climax & ITIS E. FERMI

La Cooperativa Climax dal 2004 collabora attivamente con l'ITIS E. FERMI, in particolare modo con i ragazzi dell'indirizzo F.A.S.E. (Fisica Ambientale e Sanitaria Europea)
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Con il contributo del Ente Regionale RomaNatura, la Coop. Climax in collaborazione con i guardiaparco sta realizzando uno studio sul sistema trofico dell'allocco (Strix aluco) volto alla conoscenza dei micromammiferi presenti all'interno della Riserva Naturale dell'Insugherata.

Lo studio è iniziato con una fase sl campo durante la quale i guardiaparco hanno posizionato le cassette nido, appositamente realizzate per l'alloco, in diverse stazioni (bosco mesofilo e bosco termofilo). Dopo alcuni mesi le cassette sono state esaminate e svuotate del contenuto che in seguito è stato  osservato e determinato con l'ausilio di chiavi riconoscimento e del microscopio stereoscopico.

Dai dati preliminari, ancora in fase di studio, è risultata un'elevata presenza della specie Apodemus sylvaticus.  

 


MICROMAMMIFERI

  • Chi sono?
 
  • Perchè studiarli?
  
  • Come studiarli? (Reportage fotografico) 

 

  • Bibliografia
    

Chi sono i micromammiferi?

Con questo termine, che non ha alcuna valenza sistematica o tassonomica, intendiamo mammiferi di piccole dimensioni, taglia massima 25-30 cm peso non superiore a 1 kg, che appartengono a diversi ordini: Primati, Chirotteri, Insettivori, Macroscelidi, Scandenti, Marsupiali, Xenartri, Lagomorfi, Roditori e Carnivori. In Italia questo termine si restringe a due ordine principali, gli Insettivori ed i Roditori.In Italia il primo gruppo comprende le famiglie dei Soricidae (toporagni, crucidure ecc..) e dei Talpidae (talpa), mentre il secondo gruppo, molto ben rappresentato dai dati raccolti sul campo e nelle borre (da qui la correlazione micromammiferi-piccoli roditori), comprende i Microtidae (arvicole), Muridae (ratti, topi selvatici ecc.) e Gliridae (ghiro, quercino).


Perchè studiarli?

Differentemente da quanto è avvenuto in altri paesi europei (Inghilterra, Germania, Polonia etc.), lo studio dell’ecologia dei micromammiferi in Italia non è appartenuto alla tradizione zoologica. Un dato di fatto è che consistenti ricerche di base condotte su questo gruppo tassonomico sono iniziate solamente da qualche decennio. Alcuni di questi studi si sono avvalsi della tecnica della cattura-marcaggio-ricattura (CMR) (Flowerdew, 1976; Cross, 1998), mediante la quale è possibile ottenere una grande quantità di dati e di informazioni faunistiche ed ecologiche, che consentono di effettuare diverse interpretazioni eco-etologiche riguardanti la dinamica di popolazione, i rapporti tra le varie comunità, i flussi di energia negli ecosistemi o le relazione preda-predatore. L’interesse che i micromammiferi suscitano nella comunità scientifica è dato dal duplice ruolo che essi rivestono in senso applicativo: sia come biondicatori, data la loro valenza ecologia legata a specifiche condizioni ambientali, sia come veicoli di zoonosi che possono essere trasmesse all’uomo ed ad altri animali. Popolazioni di piccoli mammiferi vengono utilizzate sempre più nell’ambito di ricerche mirate alla valutazione del danno provocato nell’immissione nell’ambiente di sostanze inquinanti (Ieradi, 1993). A ciò si contrappone d’altro canto il forte impatto che i roditori hanno sull’economia mondiale ogni anno a causa delle distruzioni che arrecano alle derrate alimentari ed alle coltivazioni, con evidente perdita sulla produzione. Ogni anno in Asia i roditori “consumano” una quantità di cereali tale da poter sfamare 200 milioni di persone per un intero anno; in Africa causano il 15% della perdita del raccolto; in alcune aree del Sud America i danni procurati alle derrate variano dal 5% al 90% (Stenseth et al., 2003). In consorzi boschivi, non eccessivamente sfruttati dalle attività umane, i micromammiferi svolgono ruoli chiave al loro interno:

I) disseminando le spore dei funghi ectomicorrizici presenti sulle radici delle querce;

II) nutrendosi di invertebrati, di semi, e di vegetali;

III) masticando i rami o parti degli alberi contenenti le galle (Stein, 1990);

IV) rimuovendo, consumando e seppellendo ghiande (Wolff, 1996) ed altri semi (McPherson, 1997);

V) areando ed arricchendo il suolo, mediante le gallerie (Stein, 1990).

La predazione dei semi e, in talune circostanze, la loro dispersione conduce all’alterazione della dinamica delle piante con conseguente cambiamento nella struttura vegetazionale dei margini forestali (Kollmann et al., 2002). Oltre che per il consorzio boschivo, i piccoli mammiferi ivi residenti, rappresentano una notevole fonte trofica di tutto rispetto per rapaci, carnivori e rettili. Quest’ultimi, essendo predatori abituali di micromammaferi, soprattutto gli appartenenti alla famiglia Viperidae (Naulleau, 1984), possono rendersi assai utili, quanto i rapaci notturni, per ottenere informazioni faunistiche riguardanti i Roditori e gli Insettivori di una particolare area (Capula et al., 1990). La pressione esercitata da questi predatori permette inoltre un controllo sulla densità di queste popolazioni, visto che la loro biologia prevede una strategia riproduttiva di tipo “r ” (Mac Arthur & Wilson, 1967): alcuni studi condotti a riguardo hanno messo in evidenza l’alta mortalità negli individui appena nati di alcune specie di piccoli mammiferi, attribuibile alla predazione da parte dei serpenti, che riuscirebbero a penetrare agevolmente nelle tane (Millar et al., 2001).

  


Come Studiarli?

Lo studio sul campo di questi piccoli mammiferi può avvenire principalmente attraverso due metodologie: diretta ed indirette. Con il primo si intendono tutti i metodi di cattura degli esemplari mediante la collocazione sul campo di apposite trappole. Le trappole si dividono in live trap (trappola a vivo) e snap trap (trappola a morto). Le live trap, come la LOT (Osvaldo Locasciulli in prep.), hanno un indubbio vantaggio, rispetto alle snap trap (vedi seguito), poiché non provocando la morte dell'individuo catturato consentono una stima numerica della popolazione e permettono anche di seguirne le dinamiche nel tempo attraverso le tecniche di cattura-marcaggio-ricattura (CMR, Cross et al., 1998).

  

  

Inoltre l’utilizzo di questa tipologia di trappole permette un monitoraggio simultaneo per più specie presenti in una determinata area (Flowerdew et al., 2004). Questo tipo di trappole non sono esenti da svantaggi, in particolar modo gli animali potrebbero abituarsi alle trappole stesse ed essere ricatturati immediatamente dopo il loro rilascio. Questo porterebbe l’animale a trascorrere molto tempo all’interno della trappola, alterando il naturale uso dello spazio. Inoltre, se le trappole vengono disposte su un’area limitata, gli spostamenti su lunghe distanze, che questi animali sono in alcune circostanze in grado di effettuare, non possono essere registrati (Brown, 1966). Le snap trap invece, provocano la morte degli animali. Sono da considerarsi più economiche rispetto alle suddette live traps e sono state utilizzate per scopi diversi: in Scandinavia sono state largamente utilizzate nel controllo delle popolazioni di piccoli mammiferi .

Gli svantaggi di questo tipo di trappole sono diversi. Spesso si trappolano specie “non-target”. La morte di un individuo può stimolare una risposta in tutti gli animali non ancora catturati, portando ad una disgregazione dell’organizzazione sociale ed a comportamenti di dispersione. Nel rimuovere un individuo che detiene un suo determinato territorio, si può creare un “gap”, il quale potrebbe venire colmato da altri individui che vi possono subentrare. I metodi indiretti consistono nell'esame delle borre, altro non sono che i resti non digeriti del pasto di un uccello. Nel caso dei micromammifer i maggiori predatori sono gli strigiformi, rapacci notturni che annoverano specie quali civetta, barbagianni, gufo ed allocco. La borra, rigetto di forma perlopiù cilindrica, contiene ossa, peli, penni ed altri parti non digerite delle prede. Proprio dall'esame attento di questi resti, soprattutto dai crani e dalla dentatura è possibile risalire alle specie predate; ciò permette di compiere un censimento della popolazione di micromammiferi e nello stesso tempo ci dà informazioni utili a comprendere lo spettro trofico del rapace.

 


 

testi ed immagini: Tesi laurea (non pubblicata) di David Massaroni: Struttura ecologica di due specie simpatriche, Apodemus sylvaticus ed Apodemus flavicollis, nella Riserva Regionale Lago di Penne. Per maggiori informazioni contattatemi: 06.43.40.94.80 - 329.08.22.160

 

 


bibliografia 

Brown L.E., 1966 – Home range and movement of small mammals. Symp. Zool. Soc. Lond., 18, 111-142.

Flowerdew J. R., 1976 – Ecological methods. Mammal review 6:123-159.

Flowerdew J. R., Shore R. F., Poulton S. M. C., Sparks T. H., 2004 - Live trapping to monitor small mammals in Britain. Mammal Rev., Volume 34, No. 1, 31-50.

Capula M., Luiselli L., 1990 – Contributo allo studio della microteriofauna di un’area dell’Italia centrale ( Monti della Tolfa, Lazio) mediante analisi del contenuto stomacale di Vipera aspis (reptilia, vipiridae), Hystrix (n.s.) 2, 101-107.

Cross M., Smale A., Bettany S., Numata M., Nelson, D., Keedwell R., Ragg J., 1998 – Trap catch as a relative index of Ferret (Mustela furo) abundance in a New Zeland pastoral habitat. New Zeland Journal of Zoology,25 (1)

Ieradi L. A., 1993 – Roditori infestanti: fattori di rischio e indicatori ambientali. Biologia Oggi, anno VII, No.1.

Kollmann J., M. Buschor, 2002 – Edges effects on seed predation by rodents in deciduous forests of nothern Switzerland, Plant Ecology 164, 249-261

Mac Arthur, Wilson E. O, 1967 – The theory of island biogeography. Princeton, Princeton University Press.

Millar J. S., Andrei G. M., 2001 – Life on the edge: the demography of short-season populations of deer mice, OIKOS 93: 69-76. Naulleau G., 1984 - Les Serpents de France. Rev. Fr. Aquar. Herpet., 11: 1-56.

Stein W. I., 1990 - Quercus garryana Dougl. Ex Hook (Oregonwhiteoak). Pages 650-660 InR. M. Bumsand, B. H. Honkala(technical coordinators), Silvicsof North America: Hardwoods. USDA Forest Service Agriculture Handbook2. U.S. Department of Agriculture, Washington, D.C.

Stenseth N. C., Leirs H., Skonhoft A., Davis S. A., Pech R. P., Andreassen H. P., Singleton G. R. , Lima M., Machangu R. M., Makundi R. H., Zhang Z., Brown P. B., Shi D., and Wan X., 2003 – Mice and rats: the dynamics and bio-economics of agricultural rodents pests, Front Ecology Environment, 1(7).

Wolff J. O., 1996 – Population fluctuations of mast-eating rodents are correlated with production of acorns. Journal of Mammalogy 77:850-856.

 

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