Geologia

Camminando all’interno del Parco è facile riconoscere gli elementi caratteristici del paesaggio collinare: si passa dagli ampi pianori presenti sulla sommità delle colline ai lunghi fondovalle, a volte profondamente incisi. I versanti delle colline, elementi di collegamento tra i pianori ed i fondovalle, sono piuttosto ripidi (pendenze comprese tra 20% e 40%) e si presentano terrazzati soprattutto lungo la Valle dell’Acquatraversa.
Per capire quali fenomeni hanno contribuito all’evoluzione geomorfologica dell’area bisogna ripercorrere le tappe evolutive della storia geologica dell’intera penisola dal Mesozoico ad oggi.
All’inizio dell’Era Paleozoica (circa 225 milioni di anni fa) le terre emerse erano unite in un unico supercontinente denominato Pangea circondato da un grande oceano denominato Panthalassa. Successivamente, a causa della deriva dei continenti, la Pangea cominciò a suddividersi in grandi blocchi che si allontanavano tra loro dando origine a mari e oceani. Tra le placche continentali dell’Africa e dell’Europa si estendeva un grande mare chiamato Tetide (di cui il Mediterraneo è l’attuale residuo), in cui si accumularono i sedimenti che, una volta trasformatisi in rocce, diedero origine all’Appennino centrale.

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Fig.1 Evoluzione della campagna romana da 1,5 milioni a 800000 anni fa

Durante il Miocene (circa 20 milioni di anni fa) enormi spinte tettoniche fecero emergere, nell’arco di alcuni milioni di anni, le prime montagne che attualmente costituiscono l’Appennino Laziale. Cinque milioni di anni fa erano già emersi da un mare piuttosto profondo, i rilievi dei Monti Lucretili (M. Gennaro, M. Pellecchia), il M. Soratte ed i Monti Cornicolani (S. Angelo Romano), mentre l’area su cui si sarebbe poi sviluppata la città di Roma si trovava sommersa sotto un mare profondo in cui si depositavano fini sedimenti (argille) che in seguito furono denominati Argille Azzurre.

Verso il termine del Pliocene (2 milioni di anni fa) la zona attualmente occupata dalla città di Roma emerse temporaneamente. Questa emersione fu causata dal contemporaneo verificarsi di due fenomeni: una glaciazione ed il sollevamento tettonico dell’area, dovuto alle forze che tendevano a far avvicinare l’Africa all’Europa.

L’esistenza di un periodo glaciale ci è testimoniata dalla presenza di Artica Islandica, un bivalve che attualmente vive solo nei freddi mari artici, ma che allora raggiunse le coste mediterranee. Quando si verifica una glaciazione, enormi quantitativi di acqua vengono immagazzinati nei ghiacciai: come conseguenza il livello del mare si abbassa e l’attività erosiva dei corsi d’acqua aumenta decisamente. La concomitanza di questi due eventi fece sì che buona parte dei terreni che si erano depositati sul fondo del mare, vennero erosi dagli agenti atmosferici: questa fase è nota nella letteratura geologica come Periodo erosivo dell’Acquatraversa.

In seguito, con la conclusione della glaciazione, la Campagna Romana si trovava di nuovo sommersa da un mare poco profondo dove si depositarono materiali prevalentemente sabbiosi, all’interno dei quali sono stati rinvenuti fossili caratteristici di ambienti molto prossimi alla linea di costa (Ostrea, Pecten, Cardium). La maggior parte dei terreni in affioramento nella Riserva sono costituiti da queste sabbie che sono state denominate Sabbie gialle del Pleistocene inferiore. Successivamente (circa un milione di anni fa) il sollevamento di tutta l’area della Campagna Romana si prolungò fino a trasformare il fondo del mare in una regione collinare con ampie zone paludose e lacustri. L’antico fiume Tevere in questo periodo aveva un andamento parallelo alla linea di costa e scorreva in direzione nord-sud. La fauna che popolava la Campagna Romana era ben diversa da quella attuale: fossili di elefanti, ippopotami e rinoceronti sono stati rinvenuti nelle formazioni continentali romane.

Circa 600.000 anni fa alcune eruzioni diedero origine ai vulcani che oggi ospitano i laghi di Bracciano e di Albano; durante queste eruzioni, grandi masse di materiali vulcanici ricoprirono la Campagna Romana formando morbide colline e ampie valli. Per un breve periodo i materiali fuoriusciti dai vulcani sbarrarono il corso del Tevere che diede origine ad un’ampia zona paludosa nella zona ad est di Roma.

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Fig.2 Evoluzione della campagna romana da 400000 a 10000 anni fa

Da questo periodo fino ai nostri giorni si sono verificate altre tre glaciazioni (l’ultima è datata circa 10.000 anni fa) che ebbero come conseguenza diretta l’abbassamento del livello del mare e una forte ripresa dell’attività di erosione dei corsi d’acqua. In questo modo il Tevere riuscì a crearsi un varco tra i depositi vulcanici cominciando a scorrere nella direzione che oggi conosciamo. Il paesaggio era di nuovo cambiato: circa 10.000 anni fa il Tevere aveva eroso anche le sabbie sottostanti i tufi dei vulcani, trasformando ampie aree pianeggianti in valli fluviali molto incise.

Dopo l’ultima glaciazione il mare cominciò lentamente a risalire fino a raggiungere il livello attuale; il Tevere con i suoi affluenti iniziò un’attività di deposito di materiali che andarono a riempire le valli precedentemente scavate, modellando la morfologia della Campagna Romana, formando la Piana del Tevere ed i Colli della città di Roma.