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Il granchio di fiume 

testo e foto a cura di Duccio Pedercini 


Un tempo era molto più diffuso di ora anche se ricercato per le sue carni. Ne avevo visto qualcuno già in passato nella zona di Via Italo Panettoni, ma incontrarlo nuovamente è stata una emozione. Sto parlando del granchio di fiume (Potamon fluviatile, Herbst, 1785) un crostaceo decapode.

 

Durante una passeggiata nella valle dell’Insugherata, una mattina presto di fine maggio, ero alla ricerca di tracce di animali quando sul bordo di un sentiero intravedo qualcosa di insolito.

 Mi inchino per guardare meglio e su un piccolo dirupo sabbioso, tra le radici degli arbusti che affioravano, lo scorgo, un bel maschio di granchio di fiume.

Evito di toccarlo per non disturbarlo. Non è facile vedere vederne uno, perché questi grandi invertebrati evitano le ore calde ed il sole diretto quando sono fuori dall’acqua. Si scavano delle profonde tane dove riposano d’estate e si riparano dal freddo d’inverno. Sono più attivi nelle ore notturne, per cui vederli di giorno è veramente una rarità. Possono lasciare i corsi d’acqua e l’umidità delle tane poichè, mantenendo le branchie bagnate, sopportano tassi di umidità molto bassi. L’esemplare fotografato è un maschio adulto in piena maturità. Presenta una caratteristica morfologica molto comune a questa specie, la così detta eterochelia, ovvero la presenza di una chela, quasi sempre la destra, molto sviluppata. Una volta era molto comune lungo corsi d’acqua e ruscelli.

A Roma è famosa una colonia di granchi che vive al Foro romano. Ricerche genetiche hanno stabilito che quella popolazione si differenzia da tutte le altre del Lazio, probabilmente per l’effetto dell’isolamento. Quei granchi sono li dall’epoca romana! Per un naturalista, anche se autodidatta, l’emozione dovuta a questi avvistamenti è dovuta alla consapevolezza dell’importanza di queste specie come indicatori biologici. La normativa europea ha riconosciuto agli indicatori biologici un ruolo centrale fra gli strumenti per la valutazione dello stato ecologico delle acque. Il granchio di fiume è anche tutelato dalla Legge Regionale 18/88.

Come molti altri animali, invertebrati e vertebrati (es. gasteropodi e anfibi) sono sensibili alla qualità dell’ambiente e la loro presenza ci racconta molto sullo stato di conservazione del loro habitat. Purtroppo oggi le pratiche agricole e la distruzione degli argini dei corsi d’acqua, l’urbanizzazione, minacciano questi habitat lasciando però, per fortuna, spazio a dei piccoli paradisi, come la riserva dell’Insugherata che resistono e sopravvivono all’assalto della città.